A cura di Linda Rosin Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, descriveva l’aspetto della scimmia molto simile all’uomo, una somiglianza che verrà considerata anche dopo l’Antichità pagana, nel Medioevo cristiano. Nei bestiari medievali, però, l’animale era associato al demonio; infatti, come il diavolo poteva acquisire diverse forme, così esistevano differenti tipologie di scimmie. In seguito, la scimmia e più in generale gli animali esotici venduti in Europa da marinai e avventurieri diventarono uno status symbol di potere e ricchezza per chi le possedeva. Il commercio di tali animali si inseriva nell’ampio mercato dei beni di lusso, pregiate mercanzie importate a Venezia dall’Oriente. In Giappone Anche nella cultura giapponese la scimmia (saru) è considerata l’animale che più somiglia all’uomo e pertanto non è raro vederla rappresentata nelle opere d’arte in atteggiamenti e occupazioni tipicamente umane. Nei secoli, molteplici sono stati i significati simbolici, positivi e negativi, attribuiti a questa creatura. Infatti, l’aspetto la rendeva sia un punto di contatto tra il mondo umano e quello animale sia un’entità mediatrice tra l’uomo e le divinità poiché a volte alcune forze divine o i loro messaggeri presentavano l’aspetto di un primate. In virtù del rapporto con la sfera ultraterrena, tra i differenti ruoli assunti dalla scimmia c’era quello di salvaguardare la salute dei cavalli. Per questo motivo, le scimmie danzavano nelle stalle dei destrieri, e questo rituale, secondo la tradizione, aiutava le bestie malate a rimettersi in salute. Scimmie ammaestrate ballavano anche all’aperto nelle strade per augurare salute e prosperità fino a che la danza, perdendo nel tempo il suo significato sacro, diventò una forma di intrattenimento. Storie e leggende La somiglianza della scimmia con l’uomo esaltava anche i suoi difetti dal momento che questo animale poteva solo copiarne in modo maldestro i gesti. Non manca infatti nei racconti popolari o nei proverbi la presenza di scimmie che provano a imitare l’uomo ottenendo però ben scarsi risultati. In tale contesto, il tentativo ridicolo della scimmia diventa anche un ammonimento a non voler ottenere più di ciò che si ha. In altre storie e leggende invece la caratteristica prevalente di questi animali è l’astuzia; le scimmie cercano di raggiungere spesso con l’inganno quello che desiderano. Infine, non si può dimenticare come essa sia presente anche nella leggenda legata ai dodici animali dello zodiaco (Jūnishi). Infatti, secondo la tradizione prima di lasciare la terra Buddha convocò gli animali e arrivarono fra i primi dodici: topo, bue/toro, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, pecora/capra, scimmia, gallo, cane e maiale/cinghiale. Le tappe Omori Teruhide, Tsuba, sala 4; Maki Sozan, Animali danzanti, sala 4; Mori Sosen, Scimmie in un paesaggio, sala 9; Okimono, sala 9, vetrina 11; Scatola, sala 9, vetrina 11; Sakazuki, sala 9, vetrina 8; Morimura Hōgi, vassoio, sala 10, vetrina 12.